giovedì 20 marzo 2014

THE WOLF OF WALL STREET, SESSO DROGA E DOW JONES

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2013
180'
Regia: Martin Scorsese
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Jean Dujardin, Rob Reiner, Jon Favreau, Spike Jonze, Kyle Chandler, Jordan Belfort.


Secondo voi, quale poteva essere il destino di un broker giovane, ambizioso, spregiudicato, truffaldino e di successo nell'America fine anni Ottanta-inizio anni Novanta, se non quello di devastare la propria vita con droga, sesso (molto spesso a pagamento) e ogni sorta di depravazione ed eccesso, dopo aver dilapidato un patrimonio guadagnato non proprio onestamente?

È proprio quello che successe a Jordan Belfort, la cui vicenda ha talmente affascinato Leonardo DiCaprio da spingerlo a produrre e interpretare questo film e a farlo dirigere dal suo mentore Martin Scorsese.

Ma il quinto prodotto del sodalizio tra i due grandi italo-americani (anche se stiamo parlando di un capitolo importante di storia del cinema recente, occorre precisare che precedentemente c'erano stati Gangs of New York, The Aviator, The Departed, Shutter Island), questa volta, appartiene di più all'attore.

Sopra l'inconfondibile virtuosismo registico tipico dell'autore newyorkese, sopra la bravura degli interpreti secondari - soprattutto Jonah Hill (nomination come miglior attore non protagonista), il neo-oscarizzato Matthew McConaughey, la bella Margot Robbie (ne risentiremo parlare), il già vincitore dell' Academy Award per The Artist Jean Dujardin, il caratterista Kyle Chandler -, sopra il certo mestiere dei vari tecnici, è proprio DiCaprio a giganteggiare.

Il nostro gigioneggia a tutto spiano, offrendo un'interpretazione iper-realista, volutamente esagerata, iperbolica: il suo è un personaggio negativo e al tempo stesso affascinante e seducente, in grado di trascinare gli altri nell'entusiasmo e se stesso in un vortice irrefrenabile e inesorabile di autodistruzione.
Una delle sue prove più convincenti ed impressionanti. Che però non è bastata a convincere i membri dell'Academy, che per la quarta volta gli hanno negato l'Oscar (a questo giro, lo avrebbe meritato davvero; si è invece dovuto accontentare di un Golden Globe).

Forse, oltre ad una diffusa antipatia/invidia nei confronti del protagonista di Titanic - che lo aveva fatto diventare un idolo di ragazzine adoranti e fanatiche e, di conseguenza, considerare ingiustamente come il prototipo degli attori-bimbominkia futuri - hanno pesato nelle tre ore di film le troppe volgarità verbali, le troppe orge e i troppi nudi, le troppe scene in cui i personaggi si drogano.
Ma - c'mon! - cari giurati: stiamo parlando pur sempre di un'opera di Scorsese!

E adesso alcune curiosità.

Nel cast fa colore la presenza di tre registi affermati - Jon Favreau (Iron Man, Iron Man 2, Cowboys and Aliens), Rob Reiner (Stand By Me-Ricordo Di Un'Estate, Harry Ti Presento Sally, Misery Non Deve Morire, Codice D'Onore), Spike Jonze (neovincitore dell'Oscar per Lei(Her) e autore anche di Essere John Malkovich) - e del vero Jordan Belfort, che fa la parte di colui che deve annunciare ad un seminario motivazionale di lavoro l'intervento di... Jordan Belfort (quello cinematografico).

Ad un certo punto, Matthew McConaughey si batte il petto ritmicamente e mugola una cantilena sullo stile dei nativi americani. Questo è in realtà un rituale che l'attore texano fa abitualmente prima di iniziare le riprese, e che DiCaprio gli ha chiesto di replicare.
La scena, che potete vedere in parte nel trailer (cliccate sulla locandina), ormai è diventata un cult.

Indovinate, ora, chi è il personaggio al quale si ispirava il vero Jordan Belfort... Qualche parola-chiave: yuppie, reaganomics, finanza, avidità...
Se avete pensato a Gordon Gekko, protagonista di Wall Street di Oliver Stone incarnato magistralmente da Michael Douglas - beh - ci avete preso.

Confrontate:
"Mi chiamo Jordan Belfort. L'anno in cui ho compiuto ventisei anni ho guadagnato quarantanove milioni di dollari. Il che mi ha fatto molto incazzare, perché con altri tre arrivavo a un milione a settimana". [Jordan Belfort]

"Mio padre lavorava come un mulo per vendere materiale elettrico e a quarantanove anni lo fulminarono un infarto e le tasse. Ti devi svegliare hai capito? Se non ci sei dentro, ne se proprio fuori, ok? E io non parlo di un impieguccio da quattrocentomila dollari l'anno in Wall Street, di volare in prima classe, di vita comoda. Io sto parlando di ricchezza, ricchezza sufficiente per avere un tuo jet, sufficiente per non buttare via il tempo: cinquanta, cento milioni di dollari, Bud. O capitano, o niente". [Gordon Gekko]

Entrambi, dopo un'ascesa verticosa, sono però caduti rovinosamente.
Ma, parafrasando un proverbio in inglese - l'equivalente di "Il lupo perde il pelo, ma non il vizio" - ci viene da pensare: "The Wolf (of Wall Street) loses his teeth. But never his nature".
Personaggi di tale risma potranno mai redimersi davvero?

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